Castelvetrano

La citta' feudale dei signori Aragona Tagliavia

 

Sede di antichi insediamenti - come testimonia il rinvenimento di una necropoli bizantina visibile nell’attuale piazza Umberto I - e strategico incrocio viario, indicato con il toponimo Castrum Veteranum fin dal XII secolo, Castelvetrano diventa un agglomerato urbano nel XIII secolo. Nell’area attorno ad un castello (probabilmente il Bellumvider citato in alcune fonti), fatto realizzare da Federico II a servizio della riserva di caccia di Birribaida, le popolazioni del circondario danno il via alla creazione di un insediamento di abitazioni.

Conclusasi la guerra dei Vespri, Federico III d’Aragona re di Sicilia nel 1299 concede la baronia di Castelvetrano a Bartolomeo Tagliavia, tenendo per sé il castello e il dominio della foresta. A partire da questo momento e per lungo tempo la crescita urbanistica e architettonica coinciderà con la fortuna della famiglia Tagliavia, prossima a diventare fra le più prestigiose del viceregno siciliano.

Durante la seconda metà del XV secolo i Tagliavia si trasferiscono a Castelvetrano, mentre il castello viene adibito a residenza baronale. A questo periodo corrisponde un primo fervore edilizio: viene innalzata la prima fabbrica della chiesa di San Giovanni nel 1412 e quella di Santa Maria di Gesù nel 1470 (poi denominata San Domenico) accanto alla quale, dal 1489, viene avviata la costruzione del convento domenicano promossa dai baroni che affermano la loro presenza sul territorio anche grazie alla protezione dell’ordine religioso.

Il centro urbano, con l’influente azione dei signori feudali, dei privilegi reali e degli ordini religiosi, comincia ad assumere una configurazione a raggiera, a partire dal castello e dalla chiesa Madre che costituiscono il centro di attrazione urbana.

Con Carlo V, riaffermata la politica vicereale basata sulla concessione di privilegi, Giovan Vincenzo Tagliavia diviene nel 1522 primo conte di Castelvetrano. Grazie all’acquisizione di terre, feudi e baronie, ma soprattutto ad un’abile politica matrimoniale (Giovanni Tagliavia sposa Maria Concessa d’Aragona), i signori di Castelvetrano accrescono i domini nell’isola e assumono un ruolo di primo piano all’interno dell’aristocrazia siciliana del XVI e XVII secolo. Dal punto di vista architettonico, a questo periodo corrispondono l’inizio della costruzione della nuova chiesa Madre, la fabbrica di S. Antonio da Padova e l’ampliamento della chiesa di San Domenico.

Don Carlo d’Aragona Tagliavia, primo principe di Castelvetrano per concessione di Filippo II (1564), è un uomo politico di levatura europea: vicerè di Catalogna, Presidente del regno di Sicilia, valido collaboratore a Palermo nei grandi interventi di ristrutturazione urbana. A partire dagli ultimi decenni del XVI secolo Castelvetrano si appresta ad assumere un’immagine degna di una città principato. In questa felice stagione di rinnovamento un ruolo fondamentale è svolto dagli ordini religiosi della Controriforma che favoriscono un’intensa attività costruttiva in prossimità del centro urbano.

Durante il forte incremento demografico tra il XVI e il XVII secolo i conventi più antichi, degli Agostiniani a sud, Domenicani ad est, e Carmelitani a nord e a ovest, vengono inglobati nella struttura cittadina perdendo così la posizione periferica e assumendo il ruolo di ulteriori nuovi poli urbani. Una fascia più esterna di strutture religiose è situata attorno ai nuovi limiti della città, in corrispondenza delle porte: i Paolini presso Porta S. Francesco, i Francescani presso Porta Itria, i Cappuccini e un altro convento dei Francescani presso Porta di mare (oggi Porta Garibaldi).

La presenza dei conventi individua una nuova regola di espansione. Allo schema “a raggiera” si sovrappone lo sviluppo lungo le strade principali secondo un disegno cosiddetto “a scacchiera”: lotti quadrangolari solcati da vicoli ciechi e cortili che risentono ancora di una prassi insediativa tradizionale. Il nuovo assetto determina la caratteristica conformazione di isolati a spigolo (a spiruni) e la distribuzione a forbice di alcune arterie cittadine.

Durante questi anni si realizza l’opera pubblica di maggiore rilievo: l’acquedotto di Bigini. La lunga operazione si conclude nel 1615 con la realizzazione della fontana della Ninfa nell’attuale piazza Umberto I.

Sotto Diego Pignatelli Aragona si definisce l’originale Sistema delle Piazze, frutto degli adattamenti e delle successive costruzioni circostanti al castello e alla Matrice. Dopo l’acquisizione della foresta di Birribaida nel 1628, Castelvetrano conosce la sua massima espansione territoriale: appartengono al Principe i feudi ricadenti oggi nel territorio di Menfi, di Partanna e di Campobello di Mazara.