Palazzo Pignatelli Aragona

La residenza baronale sulle fondamenta di un castello federiciano

 

Il Palazzo Ducale è un complesso edificio costituito da diversi corpi di fabbrica che si sviluppano su una superficie di oltre 8000 mq.  La configurazione finale appartiene al XVII secolo, ma  conserva al suo interno  elementi architettonici e resti appartenuti ad un nucleo più antico.

Discordanti appaiono le opinioni riguardo l’origine di questa costruzione. Secondo alcuni storici locali i resti contenuti nel Palazzo Pignatelli Aragona apparterrebbero a un castello baronale edificato dalla famiglia Tagliavia tra il XIV e il XV secolo. Ricerche più recenti confermano la tesi di Bellafiore e fanno risalire l’origine della fabbrica al periodo svevo. A questa epoca rimanda immediatamente la torre che si eleva al di sopra dei compatti corpi di fabbrica;  in forma ottagonale ricorda le torri del castello di Andria oltre che edifici realizzati in Sicilia nel XIII secolo, come la torre di Enna e il castello Ursino di Catania.

Gli architetti Salluzzo, Calamia e La Barbera identificano nel nucleo del Palazzo l’originaria configurazione del castello federiciano di Bellumvider.

Altri frammenti, fra cui i resti di una seconda torre ottagonale ubicata in posizione mediana rispetto alla parete sud dell’edificio, hanno consentito una ricostruzione planimetrica dell’antico castello. Si trattava di un edificio rettangolare con corte interna munito di quattro torri angolari di forma ottangolare e quattro torri mediane di dimensioni più ridotte, secondo il modello del castello Ursino di Catania.

Adibito a residenza baronale nel XV secolo, sotto il principato di Carlo (1564-1599) si realizzano lavori di manutenzione e ammodernamento come dimostrano le tracce di decorazione in stucco e di pitture rinascimentali rinvenute durante i lavori di restauro. Gli elementi decorativi richiamano i temi e i motivi stilistici di Antonio Ferraro da Giuliana attivo in quegli anni nella chiesa di S. Domenico, per conto della stessa committenza.

La residenza dei principi, che fino al Seicento conserva una connotazione medievale, sotto Diego Pignatelli Aragona è coinvolta in radicali trasformazioni che conferiscono alla struttura l’aspetto di palazzo signorile.

Tra il 1640 e il 1650 viene addossato alla torre di Nord Est un nuovo corpo di fabbrica, realizzato su un terreno dove sorgevano abitazioni modeste.

 A pianterreno furono allestite dodici botteghe (di cui solo una, contrassegnata sull’architrave dalla cifra romana V, conserva l’aspetto originario con la porticina di accesso e il banco di vendita) date in affitto per sostenere i benefici dei canonici di S. Pietro. Il primo piano divenne sede (come del resto lo è tuttora) della Casa Comunale a cui si accedeva per una scala autonoma. L’arco con volta a botte, la vota, che collega la nuova ala al complesso più antico, fa da raccordo al piano del Municipio.  

Nel 1653 viene smantellata la torre di sud-est per realizzare al piano nobile e addossandola alla fabbrica preesistente una chiesa collegiata (in realtà una vera e propria cappella palatina) inaugurata nel 1657 e dedicata ai Santi Pietro e Paolo. In prossimità della diruta torre viene eretto un campanile con terminazione a guglia, oggi monco a causa della demolizione del 1880 e ridotto a vano aggiuntivo. Spoglia appare oggi la facciata, priva come è dello scalone monumentale che dal piano del palazzo con una doppia rampa dava accesso all’edificio sacro. La chiesa, di recente, è stata oggetto di restauro che ha cercato di recuperare il primitivo aspetto e salvaguardare quanto sopravvissuto delle decorazioni originali. Si tratta di una navata unica, parallela alla piazza e scandita lungo le pareti laterali da nicchie decorate con stucchi. L’altare è affiancato da colonne corinzie, accostate da statue in gesso riproducenti i Padri della chiesa. Nell’impostazione dell’apparato decorativo è evidente l’ispirazione ai modelli berniniani, realizzati  in S. Pietro a Roma. Due angeli musicanti coronano la ghiera dell’arco trionfale sorreggendo lo stemma del principe Diego che finanziò la costruzione.