La Chiesa Madre

Un interessante esito del rinascimento siciliano

 

Pianta della chiesa madre di CastelvetranoRealizzata tra 1520 e 1560, la chiesa Madre di Castelvetrano è un interessante esito dell’architettura rinascimentale siciliana, le cui peculiarità si colgono nell’innesto di soluzioni classiciste in un impianto “neonormanno”, cioè basilicale con santuario e doppio transetto (immediato è l’accostamento alla cattedrale di Monreale).

La tessitura muraria dell’esterno, in conci di arenaria a faccia vista con merlature a coronamento dei prospetti laterali, si pone in continuità con la tradizione medievale. Nella facciata il portale classico, sormontato da un timpano e inquadrato da paraste di ordine composito, presenta analogie con i modelli di Sebastiano Serlio. Nella fitta decorazione a grottesche che ricopre ogni parte del portale sono tradotti in pietra i temi appartenenti al classicismo in marmo (M. Nobile).

Il progetto della chiesa Madre fu senz’altro veicolato dalla committenza degli Aragona Tagliavia che finanziano e probabilmente selezionano modelli e maestranze.

Nella scelta delle colonne e nei capitelli interni si rintraccia un’apertura verso le istanze rinascimentali: sull’impronta dei modelli corinzi e compositi ripropongono elementi decorativi attinti dal repertorio gaginiano (tra le volute si annidano serpentelli, faccette e teste di cherubini alate).

L’area centrale del santuario, delimitata da pilastri compositi e da arcate con una luce maggiore di quella delle navi, ricorda le chiese normanne ma, nel caso della Matrice di Castelvetrano, con una precisa soluzione. Sui plinti cruciformi del coro si innalza un volume autonomo come nella cattedrale di Monreale (e forse anche nell’antica cattedrale di Mazara).

Le travi lignee dipinte tra il 1540 e il 1570 manifestano gli intenti autocelebrativi di Carlo d’Aragona, eletto in quegli anni primo principe di Castelvetrano. La gloriosa tradizione dei soffitti lignei palermitani (esempi ne sono la Cappella Palatina o la sala dei baroni di Palazzo Steri) si è adeguata nei termini figurativi ad un linguaggio rinascimentale: non vi è il predominio dell’oro e la trama appare meno fitta.

Estranea alla composizione architettonico-spaziale dell’edificio appare la cappella della Maddalena. Si tratta di un organismo a pianta quadrata su cui è impostata una volta a calotta semisferica, poggiante su nicchie semicilindriche e pennacchi. Considerata nel novero delle “cappelle a cupola su nicchie”, diffuse nel panorama architettonico isolano, è segno del perdurare di tecniche costruttive bizantine e arabe. La rifioritura di questa tipologia nel XVI secolo presuppone comunque una precisa scelta progettuale, frutto dell’incontro con la civiltà dell’umanesimo. Tommaso Ferraro che realizza e firma l’opera tra il 1573 e il 1579 sembra essere a conoscenza della maniera decorativa raffaellesca, evidente nell’utilizzo delle grottesche e di cornici in stucco che delimitano i campi per le varie pitture.

Tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo la “Venerabile Fabbrica” si  adegua alla nuova concezione di spazio liturgico, secondo le ideologie postridentine. L’abside centrale, quasi certamente in origine semicircolare, viene trasformato in un vasto cappellone a pianta rettangolare e volta lunettata, decorato dagli stucchi di scultori identificati in Antonino Ferraro e Gaspare Serpotta.  L’arco di trionfo e quello di accesso all’antitolo si arricchiscono di figure in stucco a tutto tondo. Angeli musici, puttini reggi cortina, ghirlande di fiori inquadrano la figura del Padre che indica il crocifisso ligneo appeso alle travi: è la suggestiva retorica  barocca.

La lettura dell’attuale edificio deve tener conto del progetto di restauro realizzato nel 1849 dal Cavallari e dal Viviani che, in linea con la sensibilità artistica del periodo, proponevano di eliminare le decorazioni barocche. Il progetto fu realizzato solo in parte, pertanto è ancora possibile percepire le stratificazioni storiche di un’opera di tale mole.

Inoltre dal 1997 sono fruibili le settecentesche cripte del Sacramento e del Clero, grazie all’intervento dell’architetto A. Costanza che ha curato, l’anno successivo, l’allestimento di un percorso espositivo all’interno della chiesa Madre e dei vani parrocchiali, dove sono messe in mostra pitture provenienti dalla stessa Matrice e altre cinque chiese di Castelvetrano non tutte visitabili.