La chiesa della SS. Trinita' di Delia

L'edificio normanno e le sue vicende architettoniche

 

L’impianto planimetrico a quincunx, simile  a quello usato nella Chiesa di S. Maria dell’Ammiraglio di Palermo e in quella di S. Nicolò Regale a Mazara, permette di stabilire la data di fondazione della Trinità di Delia fra il 1140 e il 1160.  Tra gli elementi caratterizzanti gli edifici di questo periodo c’è, certamente, la forma stereometrica netta, ottenuta con piccoli conci di pietra squadrati.

La chiesa  della SS. Trinità è espressione architettonica della rinascita del monachesimo di rito orientale in Sicilia, promosso dagli Altavilla. Situata in un punto strategico di comunicazione fra Mazara e Sciacca, fu il fulcro di una piccola comunità di “basiliani”. Con la diffusione del monachesimo latino le comunità greche furono presto assorbite da istituzioni religiose  occidentali, infatti in tutti i documenti conosciuti la chiesa è associata all’ordine di S. Benedetto, per l’unione del Priorato di Delia con quello di S. Giovanni degli Eremiti nel 1468.

Conosciuta come uno degli esempi più integri tra gli edifici normanni della Sicilia, la SS. Trinità di Delia possiede in realtà una storia complessa, a causa delle vicende architettoniche che l’hanno coinvolta nell’arco dei secoli.

Sappiamo da documenti d’archivio che importanti lavori di restauro eseguiti dal Cinquecento all’Ottocento conferirono alla piccola costruzione caratteristiche decisamente diverse rispetto all’assetto originario. Durante il XVI secolo fu consolidata la struttura innalzando dei parapetti merlati attorno alle volte. A quanto pare integralmente ricostruite.  Nel Seicento la chiesa, che non rispondeva alle disposizioni liturgiche del Concilio di Trento, venne adeguata alla nuova concezione. L’intervento stravolse l’assetto compositivo: si ribaltò la posizione dell’altare e si sfondò l’abside, dove si aprì l’ingresso dell’edificio.

Dopo il terremoto del 1742 la chiesa venne coinvolta da un intervento di consolidamento che la liberò dal campanile, costruito al di sopra di una campata delle volte, del quale non si conosce la data di edificazione.

L’aspetto attuale del monumento è frutto dell’intervento di restauro realizzato nel 1880 da Giuseppe  Patricolo che cancellò più di sei secoli di storia della chiesa “deturpata da goffe sovrapposizioni”.  Il progetto comportò la demolizione degli edifici addossati alla chiesa. L’assetto venne nuovamente ribaltato riportando l’altare lungo la parete orientale, all’interno dell’abside maggiore; si eliminò la porta d’ingresso collocata nella parte inferiore dell’abside, ricostruendone la parete; si ripristinarono le aperture originarie. All’interno vennero rimosse le aggiunte che nel corso dei secoli avevano arricchito l’edificio: gli archi si configurarono con la forma acuta e le pareti vennero liberate dagli strati di stucco, lasciando i conci di calcarenite a vista.

L’imponente opera di ripristino interessò soprattutto il paramento lapideo, quasi completamente sostituito nella parete settentrionale e all’interno. L’intervento di completamento avvenne quasi esclusivamente secondo le ipotesi dell’architetto e per analogia con i monumenti coevi. Si rialzò la zona absidale di 50 cm e si collocarono delle colonnine negli incavi ritrovati nei piedritti delle absidi. Si chiusero le finestre con lastre di gesso traforato ispirate alle geometrie dei trafori ritrovati a S. Giovanni degli Eremiti. Il pavimento fu rifatto in mattoni di cotto come nella palermitana chiesa di S. Spirito. Anche i pennacchi della cupola, benché non vi fosse documentazione, sono stati ricostruiti secondo gli esempi delle chiese normanne.

Infine, l’architetto progettò ex novo l’ipogeo e le sepolture in stile medievale all’interno della chiesa che la famiglia Saporito aveva adibito a mausoleo privato.

L’intervento di Patricolo, autore di un’intensa campagna di restauri eseguiti sui monumenti normanni in Sicilia,  recupera l’antica struttura in linea con le teorie del restauro stilistico praticato in quegli anni in tutta Europa. L’immagine che oggi abbiamo, ormai storicizzata, coincide con l’idea ottocentesca dell’architettura normanna più che con la realtà storica a cui apparteneva.