Teatro Selinus

L'architettura neoclassica del teatro comunale

 

Il teatro Selinus sorge nell’attuale piazza Garibaldi, punto nevralgico del sistema viario che caratterizza il nucleo storico di Castelvetrano. Le vicende relative alla progettazione e al cantiere di questa architettura sono complesse e delineano un iter distinto in più fasi, durante il quale si susseguono diversi progettisti. La storia dell’edificio inizia nel 1868, anno della richiesta di concessione ad enfiteusi di un fondaco inoltrata da parte dell’amministrazione comunale a Diego Aragona Pignatelli Cortés, duca di Terranova e Monteleone. L’anno successivo il Comune incaricò l’ingegnere Salvatore Terzi, tecnico del Genio Civile di Trapani, di redigere il progetto del teatro, cui seguì dal 1873 l’avvio del cantiere. Dopo una sospensione, le opere vennero riprese nel 1885 per iniziativa del sindaco Giuseppe Saporito-Ricca, che incaricò l’architetto Giuseppe Patricolo del completamento della fabbrica. Si attuò una revisione del progetto. A questa fase seguì infine nel 1930 un intervento commissionato dal podestà Riccardo Tondi, all’architetto Raffaele Caminzuli, al cui progetto si deve l’attuale aspetto dell’edificio.

La scelta del sito, diverso rispetto a quello proposto nei primi progetti originari per un teatro comunale (l’antica piazza San Giovanni), sottolinea la conquista da parte del ceto borghese del nucleo storico della città, tradizionalmente appannaggio del potere religioso e di quello baronale, rappresentati dagli edifici della chiesa madre e del palazzo Pignatelli (dal 1862 sede del Municipio), trovando nella costruzione del teatro uno strumento di rappresentazione simbolica della nuova classe al potere.

L’irregolarità del lotto condiziona lo sviluppo planimetrico dell’edificio, dissimulato in pianta da un andamento rettilineo, che impone l’allineamento del prospetto principale del teatro alle fabbriche prospicienti sulla piazza e attestate sul filo di via Garibaldi.

Il teatro presenta un partizione in tre corpi, distinguibili a livello planimetrico che volumetrico, e comprendenti: il portico, la sala e il palcoscenico. Il portico presenta una pianta ovale, con due vestiboli laterali, contenenti i corpi scala che consentono l’accesso ai piani superiori; la sala, a cui si arriva attraverso un raccordo di forma irregolare, presenta un asse ruotato rispetto al prospetto principale e ha un andamento curvilineo a ferro di cavallo; il palcoscenico, a pianta rettangolare, è raccordato attraverso una scala di servizio con i soprastanti camerini e con il sottopalco.

Il prospetto principale è definito da un pronao tetrastilo composto da colonne di ordine dorico, poggianti su uno stilobate, una trabeazione con fregio a triglifi (che rigira parzialmente sul fronte laterale) e un soprastante timpano triangolare. I prospetti laterale su via la Masa e posteriore su via Vico presentano maggiore semplicità nella composizione, con finestre rettangolari inquadrate da cornici in marmo che si aprono su lisce superfici murarie in pietra di Biggini.

La configurazione del prospetto principale allude chiaramente all’architettura templare greca, trovando un riferimento nel mito di Selinunte, il cui interesse era alimentato anche dalla produzione scientifica sugli scavi, prodotta a partire dalla prima metà dell’Ottocento.

Un modello in particolare potrebbe essere rappresentato dal cosiddetto tempio B, ubicato nell’area dell’Acropoli, che presenta un’analoga configurazione di tempio prostilo e tetrastilo. L’ordine dorico compare anche all’interno del teatro, dove un peristilio di colonne dalle proporzioni ridotte definisce il perimetro del loggione. Un riferimento al mondo greco è ravvisabile anche nella presenza di due cariatidi poste a cornice del palco d’onore, la cui configurazione ricorda quelle dell’Eretteo di Atene.

Il teatro si inserisce nel dibattito architettonico dei neostili, veicolato dalla trattatistica del tempo e legato alla progettazione di tipologie edilizie, tra cui certamente rientrava quella teatrale. L’adozione di un linguaggio classicista del resto rimane la scelta privilegiata per gli edifici adibiti a spettacoli, come dimostrano, volendoci limitare al solo ambito siciliano, i più noti esempi del teatro Massimo e del Politeama, entrambi a Palermo, progettati rispettivamente dagli architetti Giovan Battista Filippo Basile e Giuseppe Damiani Almeyda.