La casa comunale

L'architettura del nuovo Municipio di Castelvetrano

 

Il progetto per la Casa comunale di Castelvetrano (Santo Giunta, Orazio La Monaca, Leonardo Tilotta e Simone Titone) nasce come parte integrante di un intervento di riqualificazione urbana riguardante la zona periferica ubicata nella parte nord-occidentale della città, oggetto di un concorso di idee bandito dal Comune nel 2001. Il programma prevedeva la sistemazione di un complesso di edifici dislocati in una superficie di 51.000 mq (solo in parte costruiti) comprendenti, oltre alla nuova sede degli uffici del Comune, strutture pubbliche e interventi di natura residenziale.

L'area interessata, come ricorda una lapide posta sul prospetto principale, faceva parte di terreni confiscati alla mafia a cui il Comune intendeva assegnare una valenza civica, realizzando una serie di edifici destinati alla collettività. Al contempo il progetto, grazie alla creazione di una piazza di servizi, doveva costituire un'occasione per riqualificare un quartiere della città, caratterizzato da un contesto urbano già strutturato, ma disomogeneo, frutto di lottizzazioni private a carattere residenziale, prive di servizi e non supportate da una progettazione complessiva.

L'edificio, realizzato tra il 2005 e il 2008, si compone di un piano seminterrato, contraddistinto da quattro corpi edilizi disposti secondo un impianto a ferro di cavallo, e di sei elevazioni fuori terra, che configurano il blocco principale. Quest'ultimo presenta un impianto distributivo definito da uno schema con corridoio centrale e uffici sui due lati che si replica ai piani superiori, fatta eccezione per l'ultimo, nel quale è prevista la sistemazione di una serie di ambienti, raccordati da percorsi in parte scoperti, destinati a servizi quali bar e ristorante/self-service.

L'edificio principale, in cui sono ubicati gli uffici, si configura come un parallelepipedo compatto, a prevalente sviluppo orizzontale. La monotonia viene evitata grazie al gioco di sporgenze e rientranze e a un trattamento diversificato dei prospetti. Esternamente il volume risalta attraverso la finitura a intonaco bianco; la superficie viene ritagliata da numerose aperture che sono disposte secondo un ritmo irregolare che rompe la simmetria e conferisce dinamismo all'insieme. La compattezza del blocco viene ulteriormente snellita sui fronti occidentale e orientale, dove il volume appare in parte scavato in corrispondenza dell'attacco a terra.

Nonostante il nuovo edificio sia inserito in un contesto periferico, alcune delle idee poste alla base del progetto nascono da un'attenta osservazione dell'architettura storica locale. Questa relazione si esplicita nel rimando al vecchio palazzo del Comune (ex palazzo Pignatelli-Aragona) di cui richiama alcuni elementi: il coronamento compatto, qualificato da una cortina muraria continua, l'assenza di aggetti che nel nuovo edificio si traducono nella scelta di infissi vetrati a filo parete, posti in corrispondenza di ogni ufficio, l'attraversamento di una strada carrabile con funzione pubblica che, al pari dell'antico palazzo di città, attraversa il blocco.

La corte interna è intesa come luogo relazioni sociali; su di essa prospettano dei volumi bassi connessi al corpo principale sul fronte orientale (che guarda verso la città), dove sono localizzati gli uffici aventi un rapporto diretto col pubblico. A questo livello, posto a una quota di circa 4 metri più bassa rispetto al piano di campagna, sono ubicati anche due corpi scala e una rampa, schermata da un involucro murario continuo, necessari a raccordare i livelli principali.

I lati corti, orientati a sud e a nord, presentano maggiore semplicità nell'articolazione delle superfici. Il fronte meridionale è scandito verticalmente da una serie di bow-window, posti in corrispondenza dei corridoi di ciascun piano, che aggettano progressivamente dal basso verso l'alto, mentre quello opposto, a nord, presenta due aperture rettangolari, ritagliate nell'involucro murario. Queste ultime, poste una in corrispondenza dei piani primo e secondo (dove è ubicato uno dei corpi scala), l'altra all'ultimo livello dell'edificio, si configurano come due grandi prese d'aria che definiscono un sistema di ventilazione naturale.